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Conclusioni dell’Avvocato generale Sharpston nella causa Commissione c. Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca sulla redistribuzione dei migranti

Attorney General Sharpston

Attorney General Sharpston

Come annunciato in un comunicato stampa della Corte di giustizia UE, l’Avvocato Generale Eleanor Sharpston ha presentato il 31 ottobre 2019 le proprie conclusioni relativamente alla procedura di infrazione promossa dalla Commissione europea nei confronti di Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia (cause riunite C-715/17, C-718/17 e C-719/17), sulla scorta di una vicenda iniziata nel 2015, quando i tre Stati membri avevano tentato senza successo di ottenere l’annullamento di una decisione emessa nei loro confronti dal Consiglio, .

La vertenza riguardava il rifiuto unilaterale da parte dei paesi in questione di accogliere un certo numero di migranti entrati in Europa tramite i cosiddetti “frontline Member States” (in questo caso Italia e Grecia). Gli accordi europei di redistribuzione impongono a tutti gli Stati membri di alleviare la pressione migratoria assorbendo parte degli esuli, a patto che ciò non comporti un rischio diretto per l’ordine e la sicurezza nazionale.

Proprio questa è stata l’obiezione mossa dagli Stati oggetto della procedura d’infrazione, obiezione che è stata però respinta velocemente dall’Avvocato Generale. Per prima cosa, ha ritenuto che la situazione (per quanto onerosa in termini economico-organizzativi) non costituisse uno scenario di crisi, tale da giustificare un’esenzione dall’obbligo di partecipare alla redistribuzione. Le Relocation Decisions contenenti misure per gestire la redistribuzione dei migranti tra gli Stati Membri offrono un nutrito novero di strumenti per fronteggiare eventuali inconvenienti connessi alla redistribuzione dei migranti, di cui gli Stati membri portati dalla Commissione sul banco degli imputati si sarebbero potuti servire invece di rifiutarsi unilateralmente di collaborare.

Senza contare che l’acquis comunitario a monte delle misure adottate per attuare il piano di redistribuzione si ispira a principi di buona fede e solidarietà, che alle volte si traducono anche in un sacrificio personale da parte dei singoli Stati per il bene comune dell’intera Unione.

Ancora una volta, i dissidi interni all’UE vertono sulla questione dei migranti, problema ingigantito dall’opinione pubblica interna dei singoli Stati, alla quale i singoli governi nazionali (per lo più in crisi o sotto elezioni) non possono fare a meno di dare ascolto.

 

Per leggere il comunicato:  https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2019-10/cp190133en.pdf