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Kurdistan - Che ruolo per l'EU?

Guerrigliero curdo

Guerrigliero curdo

Continuano le tensioni inerenti all’aperto assalto al Kurdistan da parte della Turchia di Erdogan, che si sta velocemente trasformando in una questione internazionale. Sul fronte UE il rapporto con Ankara continua ad essere quantomeno complesso.

A partire dall’apertura dei negoziati per l’entrata nella allora Comunità europea, la Turchia ha mantenuto una coerente politica di stallo, approfittando dei propri numerosi vantaggi strategici per ottenere il più possibile senza ottenere nulla in cambio. A riprova di ciò, a distanza di 20 anni, anche se il Parlamento europeo non avesse già votato un’ennesima sospensione dei negoziati per l’adesione, tra tutti i punti di unificazione normativa proposti a Erdogan si è riusciti a trovare un accordo unicamente sul fronte della ricerca.

Utilizzando la leva negoziale del transito dei profughi mediorientali verso l’Europa e armato di una sostanziale noncuranza delle conseguenze sulla propria economia nazionale, il presidente turco può permettersi di affrontare i continui braccio di ferro con le potenze che lo circondano, rivolgendosi all’una o all’altra all’occorrenza (il taglio dei fondi europei è per esempio compensato con migliori relazioni internazionali sul fronte russo).

Gli eventi relativi alla recente invasione del Kurdistan siriano da parte di Erdogan hanno avuto inizio con il ritiro delle truppe USA dall’attuale fronte del conflitto, dove la popolazione curda era rimasta impegnata negli ultimi anni assieme alla comunità internazionale a respingere l’avanzata dell’ISIS ovvero Daesh.

I suddetti guerriglieri curdi sono già stati etichettati dal presidente turco come una milizia terroristica, che Ankara si sta prodigando ad eradicare in quanto minaccia alla sicurezza nazionale.

Per quel che riguarda l’Unione europea, i provvedimenti presi al riguardo si sono rivelati estremamente timidi. Oltre alla già citata chiusura dei negoziati di adesione all’Unione ed un blocco della vendita di armamenti da parte degli Stati membri, quest’ultima si è limitata ad una generica condanna, non tanto della condotta tenuta dal presidente Erdogan in sé considerata (l’invasione di uno Stato sovrano da parte delle truppe turche è stata a malapena messa in discussione), quanto per i rischi di natura umanitaria (centinaia di migliaia di civili siriani stanno fuggendo dalla propria terra, rischiando la vita e spesso, perdendola) e la possibilità di un ritorno dell’ISIS, nutrito dal conflitto.

Purtroppo l’Unione europea non ha alcuna leva negoziale dei confronti del premier turco, che, anzi, con la questione migranti continua a tenere fermamente il coltello dalla parte del manico.

Per approfondire:

-Lettera della fondazione Lelio e Lisli Basso

-https://www.eunews.it/2019/10/11/tusk-lattacco-turco-ai-curdi-minaccia

-https://it.euronews.com/2019/10/10/fermate-le-azioni-militari-in-siria-l-appello-di-federica-mogherini-alla-turchia

-https://www.ilsole24ore.com/art/siria-curdi-si-alleano-damasco-trump-ue-si-prenda-prigionieri-isis-AC9Rqtr

-https://www.consilium.europa.eu/it/policies/syria/

-https://www.ilsole24ore.com/sez/mondo

-https://www.ilsole24ore.com/art/la-turchia-all-attacco-curdi-il-secondo-esercito-nato-ACU2ziq

-https://www.ilpost.it/2019/10/11/chi-appoggia-operazione-turchia-curdi-siria/