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La Polonia condannata dalla Corte di giustizia europea per violazione delle regole dello Stato di diritto (aggiornato 2)

Andrzej Duda

Andrzej Duda

In data 5 Novembre 2019, con la sentenza relativa alla causa C-192/18, Commissione europea c. Polonia, la Corte di giustizia europea ha condannato la Polonia per violazione delle regole dello Stato di diritto e del diritto alla protezione giurisdizionale effettiva nell’ambito di applicazione del diritto UE, con particolare riferimento al mancato rispetto dei principi dell’irremovibilità e dell’indipendenza dei giudici. L’accusa si riferiva al provvedimento adottato dallo Stato membro nel 2017 che consisteva nell’abbassare l’età pensionabile dei giudici, e nello stabilire in proposito diverse età, rispettivamente 60 anni per le donne e 65 per gli uomini, con la possibilità di iniziativa del Ministro della Giustizia polacco per una proroga del mandato.

La misura era stata presa con la sottintesa finalità di epurare la magistratura polacca da alcuni giudici “dal passato comunista”.

La Corte di giustizia ha contestato la riforma sotto il profilo della discriminazione tra i sessi (aspetto smentito da Varsavia, che pare abbia equiparato successivamente le età pensionabili) e dell’indipendenza della magistratura, in quanto per via dell’accennato potere di iniziativa del Ministro della giustizia al fine della proroga i magistrati più vicini all’ambiente governativo potrebbero trovarsi più facilmente prorogati oltre il termine ultimo del mandato.

 

Per approfondire:

-https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2019-11/cp190134it.pdf

-https://it.euronews.com/2019/11/05/the-brief-from-brussels-la-giustizia-europea-condanna-la-polonia

 

(Aggiornamenti)

Il Parlamento europeo ha approvato una mozione per condannare la Polonia per via dell’adozione di una legge reputata lesiva per l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole polacche. Il testo di legge, che lo Stato membro in questione sostiene essere una misura necessaria per contrastare la piaga della pedofilia, rischia di esporre gli educatori sessuali e chiunque si occupi di fare istruzione e sostegno nella materia, a 3 anni di prigione. L’adozione di questa legge è parsa costituire un’ulteriore tappa della preoccupante, progressiva deriva illiberale del paese.

-https://www.euronews.com/2019/11/14/the-brief-meps-vote-to-condemn-poland-s-anti-sex-education-bill

(Aggiornamenti 2)

Prosegue la controversia tra Polonia ed Unione europea in merito alle violazioni dello stato di diritto riscontrate nelle riforme dell’ordinamento giudiziario polacco.

Dopo aver espresso manifesta perplessità verso l’elezione di alcuni nuovi membri dell’apparato giudiziario secondo la nuova normativa, il giudice Pawel Juszczyszyn è stato immediatamente rimosso dal proprio incarico, innescando così la reazione dell’opinione pubblica, scesa in piazza per difendersi da quella che appare manifestamente come una manovra per tenere sotto il controllo del governo il potere giudiziario.

La Polonia, intanto, si rifiuta di accettare la condanna dell’UE e continua a sostenere che le misure contestate siano state prese per riformare la giustizia polacca, aumentandone l’efficienza ed epurandola dei residui della stagione comunista del 1945-’89.

https://www.euronews.com/2019/12/01/poles-protest-over-rule-of-law-after-judge-suspended