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Noi e il futuro dell'Europa

Newsletter n. 22 - Luglio 2020
Movimento Europeo Italia

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Newsletter n.22/2020 - Il Club del Coccodrillo: a quarant'anni dalla nascita...

 

ALTIERO SPINELLI E IL COCCODRILLO: IERI, OGGI E DOMANI

Il processo di integrazione europea, avviato con la dichiarazione di Robert Schuman (scritta da Jean Monnet) del 9 maggio 1950, è passato attraverso periodiche crisi.

Fino al 1980, le crisi si sono concluse con soluzioni che hanno permesso un salto in avanti nella logica e con la continuità immaginata dal metodo comunitario.

All’inizio del 1980, le Comunità erano in crisi per molte ragioni e in particolare per:

  • Una crisi istituzionale fra il Parlamento europeo e il Consiglio sulla dimensione e sulla qualità del bilancio europeo;
  • Una crisi economica che colpiva la competitività e la crescita dei paesi membri della Comunità europea in un mondo globalizzato;
  • Una crisi politica, che colpiva le relazioni fra l’Est e l’Ovest.

Il sistema europeo, nato con i trattati di Roma del 1957, appariva inadeguato per uscire da queste crisi contemporanee ma nessun governo nazionale e la Commissione guidata dall’inconsistente lussemburghese Gaston Thorn avevano mostrato di essere consapevoli di questa inadeguatezza ed avevano anzi risposto con disprezzo alla richiesta del Parlamento europeo di dare capacità fiscale allo SME (l’antesignano dell’UEM) confermando un bilancio europeo asfittico e riconoscendo la legittimità del ricatto britannico di Margaret Thatcher I want my money back”.

Il Parlamento europeo era stato scelto direttamente dai cittadini per la prima volta nel giugno 1979, ben ventuno anni dopo l’entrata in vigore dei trattati di Roma che avevano previsto l’elezione a suffragio universale, introducendo un embrione di democrazia rappresentativa.

La grande maggioranza dei deputati eletti non pensava alla possibilità che l’assemblea dovesse rivendicare poteri legislativi o che dovesse assumere un ruolo costituente e cioè di andare al di là dei limitatissimi compiti che i trattati le attribuivano (la censura alla Commissione, il rigetto del bilancio, i pareri non vincolanti al Consiglio) con la sola eccezione di Willy Brandt che aveva definito il Parlamento eletto una “assemblea costituente permanente” e, naturalmente, del federalista Altiero Spinelli.

I deputati europei ritenevano invece che molte erano ancora le potenzialità dei trattati che avrebbero potuto essere sfruttate dalle istituzioni europee.

Lo scontro a dicembre 1979 fra il Parlamento e il Consiglio sul bilancio dell’anno successivo sul suo ammontare e sulla qualità delle sue spese concluso nel maggio 1980 con la vittoria del Consiglio (complice la Commissione Thorn) rese invece evidente l’inconsistenza del ruolo di un’assemblea chiusa in funzioni quasi esclusivamente consultive.

Il passaggio dall’evidenza a un atto di volontà politico-parlamentare non era tuttavia scontato come fu dimostrato nel giugno 1980 dal dibattito in aula sull’accordo del Consiglio in materia di bilancio e dal mandato del 30 maggio 1980 del Consiglio europeo alla Commissione “Senza porre in questione né la responsabilità finanziaria delle politiche europee né i principi fondamentali della PAC…per evitare che situazioni inaccettabili si manifestino” per uno qualunque dei paesi membri.

Questo passaggio non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato, fra i deputati europei, Altiero Spinelli, eletto come indipendente nelle liste del PCI, con un suo programma coerente con le scelte costituzionali e costituenti che egli aveva inutilmente tentato di far adottare dalla Commissione europea, nel quadro del dibattito suscitato cinque anni prima dal Rapporto Tindemans.

Così aveva descritto Spinelli il 21 giugno 1980 nel suo discorso al Parlamento europeo lo stato dell’integrazione europea: “L’esistenza dei problemi comuni è ammessa; la necessità di apportarvi delle risposte comuni è riconosciuta; la capacità di formulare queste risposte in una entità politica europea e un’entità amministrativa europea esiste, ma la procedura rende difficile se non impossibile l’elaborazione della concezione europea e la formazione del consenso europeo, mentre tale procedura esalta le preparazioni nazionali e favorisce la formazione di consensi interni sui problemi”.

Fondandosi su un pensiero che potremmo definire cartesiano, Spinelli indicò nel suo discorso il contenuto essenziale del progetto, del metodo e dell’agenda che significavano

  • la redazione di un breve trattato di natura costituzionale globale e coerente con l’obiettivo di sostituire integralmente i trattati esistenti,
  • il ruolo costituente del PE
  • e un calendario che consentisse al PE di sottoporre il progetto direttamente a tutti i parlamenti nazionali, senza passare attraverso la procedura paralizzante del negoziato diplomatico, in modo tale da trasformare le elezioni europee del giugno 1984 in un sostanziale referendum europeo confermativo.

Il discorso non suscitò grande interesse poiché la maggioranza di popolari, socialisti e liberali erano preoccupati dal rischio di mettere in discussione il difficile accordo raggiunto fra i governi dove – con maggioranze variabili – erano qua e là presenti tutte e tre le famiglie politiche nel Parlamento  europeo.

Ciò obbligò Spinelli a trasformare il suo discorso in una lettera che fu inviata il 25 giugno a tutti i deputati europei.

Si avvia con questa lettera l’azione costituente e costituzionale che, passando attraverso il Club del Coccodrillo, avrebbe portato il Parlamento europeo ad approvare il 14 febbraio 1984 il progetto di Trattato che istituisce l’Unione europea, un progetto che avrebbe influito sulla storia dell’integrazione europea al contrario dell’inutile e inconsistente “Dichiarazione solenne di Stoccarda” del 1983.

Il Club del Coccodrillo nacque la sera del 9 luglio 1980 in una sala riservata del Ristorante “Le Crocodile” al numero 10 di Rue de l’Outre à Strasburgo. Erano presenti, oltre ad Altiero Spinelli e al suo assistente Pier Virgilio Dastoli, due deputati tedeschi del PPE (Luecker e Von Wogau), un conservatore britannico (Stanley Johnson, padre di Boris), due laburisti britannici (Balfe e Key), una DC italiana (Gaiotti), un repubblicano del Gruppo Liberale (Visentini) e un comunista italiano (Leonardi).

Buona parte della discussione fu dedicata alla relazione con i gruppi politici con alcuni (Visentini) che chiedevano di uscire dai gruppi a cui avevano aderito all’inizio della legislatura e altri (Luecker) che rivendicavano il ruolo esclusivo dei gruppi che non lasciava margini di manovra ai singoli deputati.

Passò infine l’idea di  Spinelli di un “intergruppo” che, in base al regolamento, avrebbe presentato una risoluzione in assemblea chiedendo la costituzione di una commissione ad hoc per la riforma delle Comunità europee.

Ci vollero ben dodici mesi per ottenere il voto dell’assemblea (9 luglio 1981) e altri sette mesi (27 gennaio 1982) perché la nuova commissione iniziasse i suoi lavori sotto la presidenza di Mauro Ferri.

Con orgoglio da “rivoluzionari” i nove deputati scelsero di battezzarsi “Club del  Coccodrillo” come i giacobini francesi avevano scelto il nome del Convento dei frati giacobini dove si erano riuniti per la prima volta.

Sulla storia del Club e del Trattato esiste un’ampia bibliografia e l’Istituto di Studi Europei dell’Università Libera di Bruxelles ha aggiornato e nuovamente pubblicato il commentario curato dai quattro giuristi (Francesco Capotorti, Jean-Paul Jacqué, Meinhard Hilf, Francis Geoffrey Jacobs) con una prefazione di Jean-Victor Louis, una postfazione di Giorgio Napolitano e un lungo saggio del Rettore dell’ULB Marianne Dony dedicata  ai possibili seguiti del Progetto Spinelli (“Le traité instituant l’Union européenne: un projet, une méthode, un agenda” Ed. Université de Bruxelles 2014).

Durante gli anni dell’azione costituente, Spinelli decise di usare uno strumento di comunicazione cartacea per far discutere, conoscere e diffondere l’azione del Parlamento europeo: “Crocodile: lettre aux membres du Parlament européen” che raggiunse una tiratura di diecimila copie in cinque lingue europee e ora ripubblicata sul sito del Movimento europeo (www.movimentoeuropeo.it), degli Archivi  Europei di Firenze e del Centro Altiero Spinelli dell’Università di Roma-3.

Dopo la scomparsa di Spinelli (23 maggio 1986), nove deputati europei, provenienti da paesi e gruppi diversi, decisero di costituire un inter-gruppo federalista per l’Unione europea promuovendo la creazione di inter-gruppi simili in Italia, Belgio, Francia e Germania con risultati politici variegati: ottimi in Italia dove nacque l’iniziativa di un referendum consultivo sul mandato costituente al PE poi abbinato alle elezioni europee del giugno 1989 e modesti o quasi nulli negli altri paesi.

Accanto all’Intergruppo rinacque la pubblicazione mensile del “Crocodile” in inglese e francese, diretta da Pier Virgilio Dastoli con una segreteria di redazione coordinata da Laura Autore, sostenuta da un gruppo di giovani federalisti guidati da Monica Frassoni (FIGS: Federralist Intergroup Group Support) e con la preziosa collaborazione nella versione inglese dell’avvocato scozzese Scott Crosby.

L’inter-gruppo, nato il 9 luglio 1986 a sei anni dalla nascita del Club del Coccodrillo, è sopravvissuto fino alla nascita del Gruppo Spinelli nel settembre 2010 confluendo poi nella sua rete parlamentare ma con un ruolo che si è andato progressivamente affievolito parallelamente all’evaporazione della volontà costituente del PE nonostante la prospettiva apertasi nel 2001 con la Convenzione sul futuro dell’Unione decisa al Consiglio europeo di Laeken del dicembre 2001.

Oggi l’Unione europea vive, drammaticamente amplificata, la crisi del 1980:

  • Un conflitto fra il Parlamento europeo e il Consiglio sulla dimensione e sulla qualità del bilancio europeo;
  • Gli effetti della pandemia che hanno colpito la dimensione economica e sociale dei paesi membri in un mondo interdipendente e globalizzato;
  • L’instabilità delle relazioni internazionali aggravate dalle aggressive sovranità assolute e dall’unilateralismo di Donald Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping, Recep Tayyip Erdogan, Jair Bolsonaro e Kim Jong-un.

A quaranta anni dalla nascita del Coccodrillo, è urgente e necessaria una nuova iniziativa costituente del Parlamento europeo senza attendere che i capi di Stato e di governo escano dalla palude intergovernativa.

coccodrillo

 


 

Attiriamo la vostra attenzione

Il passaggio di consegne tra presidenze croata e tedesca ha rappresentato uno dei fatti di principale interesse della settimana trascorsa. Se n'è discusso anche in sede di Ambasciata, a Roma, il 2 luglio scorso, con la presenza dell'ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Elbling, del Commissario europeo per l'Economia Paolo Gentiloni e il Ministro dell'Economia e Finanze italiano, Roberto Gualtieri, assieme alla Ministra federale per l'Ambiente tedesca, Svenja Schulze. L'evento è stato un momento per cogliere la situazione attuale alla luce delle sfide in atto, per la trasformazione futura dell'Unione che nei prossimi anni investirà risorse consistenti per l'ambiente, per la digitalizzazione, per la fiscalità comune europea. La fiducia in questo momento può e deve rappresentare un elemento essenziale (clicca qui per rivedere l'evento). La Germania è alla guida dell'Unione, in una situazione delicata per via del rilancio post crisi, degli accordi per la programmazione pluriennale in corso, del passaggio di consegne da parte di Centeno alla guida dell'Eurogruppo: ci troviamo in un importante momento di passaggio.

Dal punto di vista simbolico, poi, poniamo alla vostra attenzione, per il 9 luglio prossimo, la celebrazione dei 40 anni dalla nascita del Club del Coccodrillo, con la prima riunione svoltasi nel ristorante di Strasburgo da cui il gruppo prende il nome. Si trattò di un “intergruppo”, più che di un gruppo politico presente all'interno del Parlamento europeo, ricordato per almeno due principali motivi. Il primo è che riuscì a coinvolgere 180 deputati europei, partendo da una base di soli nove esponenti dell'Emiciclo: in questo, dimostra la grande capacità aggregativa e catalizzatrice del suo fondatore, Altiero Spinelli. Il secondo è che fu un lavoro importante per giungere, nel 1984, al Progetto di Trattato che istituisce l'Unione europea o Progetto Spinelli: per quanto non approvato dai governi degli Stati membri, esso rimane nella storia dell'Unione quale momento determinante per comprendere gli sviluppi futuri, cioè l’Atto unico europeo del 1986 e i passaggi successivi di Maastricht, della moneta unica, della Convenzione europea del 2002 – con la bocciatura del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa del 2005, ad opera di Francia e Olanda – fino a giungere alla situazione attuale.

Ecco quindi gli eventi che vi suggeriamo di seguire per continuare ad essere sintonizzati sul prosieguo dei lavori:

  • Europa, il cambio di paradigma” - Dialogo tra il Presidente Sassoli, Edgar Morin e Roberto Saviano, 6 luglio ore 15:00;
  • Dibattito online promosso da Financial Times e Bruegel “An EU budget for Europe’s future with Johannes Hahn”, 7 luglio, 14.00-15.00
  • Terza edizione di Talking Europe, per discutere sugli obiettivi della Conferenza sul futuro dell'Europa, organizzata di concerto con la Commissione europea, 7 luglio, ore 17-18;
  • Quattordicesimo Brussels Wednesday Social, per trattare assieme al Commissario Gentiloni i punti da chiarire sul recovery plan conseguente alla crisi, per la futura stabilità europea in ambito finanziario, monetario, fiscale, 8 luglio, dalle 15.30 alle 16.30.

 


 

Le attività del Movimento europeo

  • Riunione del Consiglio di presidenza, 8 luglio ore 17.00
  • Riunione della "Piattaforma italiana per la Conferenza sul futuro dell'Europa" in collaborazione con il CNEL e il Centro di Informazione Europe Direct "Europa Insieme" (sarà possibile seguire l'evento sulla pagina Facebook del Movimento europeo), 9 luglio ore 11.00-13.00
  • Assemblea, 9 luglio ore 14.00-17.00
  • Evento del Coccodrillo con MFE, GFE, AICCRE e CNEL (sarà possibile seguire l'evento sulla pagina Facebook del MFE), 9 luglio ore 17.00-20.00

 


 

 


 

Testi della settimana

 


 

Carta dei diritti fondamentali

Come afferma l’articolo 44 della Carta, “Qualsiasi cittadino dell’Unione o qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo”. Questa settimana parliamo dell’articolo che, in occasione del quarentennale dall’avvio del Club del Coccodrillo, afferma un diritto fondamentale che si affianca alle attività parlamentari dei gruppi politici nel dare senso al processo di integrazione europea. Una volta presentata, la petizione viene esaminata dalla Commissione competente del Parlamento europeo – per l’appunto, la Commissione Petizioni – sotto il profilo dell’ammissibilità sia formale, relativa alla corretta modalità di presentazione, che sostanziale, relativa al fatto che la materia della petizione dev’essere di competenza delle istituzioni europee. A seguito di questa prima fase, la Commissione Petizioni prende un provvedimento specifico in base alla situazione; per esempio può:

  • “chiedere alla Commissione europea di effettuare un esame preliminare della petizione e fornire informazioni sulla sua conformità con la pertinente legislazione dell'UE;
  • trasmettere la petizione ad altre commissioni del Parlamento europeo per informazione o per ulteriori azioni (una commissione può, ad esempio, prendere in considerazione una petizione nella sua attività legislativa);
  • se la petizione riguarda un caso specifico che esige un esame individuale, la commissione può mettersi in contatto con le istituzioni o le autorità competenti o intervenire tramite la rappresentanza permanente dello Stato membro interessato per trovare una soluzione;
  • adottare ogni altra misura ritenuta appropriata per cercare di risolvere la questione o fornire una risposta adeguata alla petizione”[1].

In ciascuna fase dell’iter, i firmatari della petizione ricevono informazioni in merito alle decisioni prese dalla Commissione Petizioni e alle relative motivazioni. Al fine di affrontare e giungere ad una soluzione sulle questioni sollevate, la Commissione Petizioni può ricorrere a numerosi strumenti: “Le missioni d'informazione, le audizioni pubbliche, la realizzazione di studi, la creazione nel 2016 di una rete per le petizioni che consente una maggiore cooperazione tra le commissioni che si occupano delle petizioni, nonché la cooperazione e il dialogo con i parlamenti e le autorità nazionali, nonché con le altre istituzioni dell'UE quali la Commissione europea e il Mediatore europeo”[2].

 

[1] Cfr: https://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/148/il-diritto-di-petizione.

[2] Ibidem.

 


 

L’Europa dei diritti

Questa settimana illustriamo un caso che riteniamo interessante perché tratta le vicende controverse seguite alla presentazione di un’iniziativa del cittadino europeo (ICE). È da premettere che questo strumento – che si affianca alla petizione, di cui parliamo questa settimana nella sezione dedicata alla Carta dei diritti fondamentali – esiste dal 2011 e può essere promosso, come è facile dedurre, solo dai cittadini degli Stati membri (per maggiori informazioni, clicca qui).

Il caso riguarda l’ICE “Uno di noi”, presentata il 28 febbraio 2014 alla Commissione europea, a cui ha fatto seguito, il 28 maggio 2014, l’adozione della Comunicazione COM(2014) 355 final da parte della Commissione. Infatti, le disposizioni del regolamento sull'iniziativa dei cittadini prevedono che la Commissione disponga di tre mesi per “esporre in una comunicazione le sue conclusioni giuridiche e politiche riguardo all'iniziativa dei cittadini, l'eventuale azione che intende intraprendere e i suoi motivi per agire o meno in tal senso”[1].

All’interno della COM(2014) 355 final, si afferma che l’oggetto dell’iniziativa è “la protezione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell'integrità di ogni essere umano fin dal concepimento nelle aree di competenza UE nelle quali tale protezione risulti rilevante”. Prima di tale Comunicazione, è da notare che gli organizzatori dell’ICE “Uno di noi”, nel presentare la propria istanza, avevano dichiarato che "l’'embrione umano merita il rispetto della sua dignità e integrità", chiedendo “tre modifiche legislative:

–  del regolamento finanziario , in merito al principio di coerenza: "nessuno stanziamento di bilancio dovrà essere effettuato in vista del finanziamento di attività che distruggono embrioni umani o che ne presuppongono la distruzione";

–  Finanziamento della ricerca — Regolamento Orizzonte 2020 , principi etici: "non sono finanziati i seguenti ambiti di ricerca: […] attività di ricerca volte a creare embrioni umani soltanto a fini di ricerca o per l'approvvigionamento di cellule staminali, anche mediante il trasferimento di nuclei di cellule somatiche";

– Cooperazione allo sviluppo — strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (DCI)7 , ambito d'applicazione: "l'assistenza da parte dell'Unione sulla base del presente regolamento non dovrà essere utilizzata per finanziare l'aborto, direttamente o indirettamente, attraverso il finanziamento di organizzazioni che praticano o promuovono l'aborto”.

Nella sua Comunicazione, suddivisa in quattro parti, la Commissione ha dichiarato - con motivazioni sia giuridiche che scientifiche a fondamento di tale decisione - che non avrebbe intrapreso alcuna azione a seguito dell’ICE “Uno di noi”. In particolare, “la Commissione ha rilevato che la ricerca sulle hESC (cellule staminali embrionali umane, ndr) si inserisce in un quadro etico rigoroso comprendente un sistema a «tripla barriera», in virtù del quale, in primo luogo, i progetti dell’Unione devono rispettare le leggi del paese in cui si svolge l’attività di ricerca, in secondo luogo, tutti i progetti devono essere scientificamente validati sulla base di una revisione tra pari ed essere sottoposti a un rigoroso controllo etico e, in terzo luogo, i fondi dell’Unione non possono essere usati per isolare nuove linee di cellule staminali, né per attività di ricerca che contemplino la distruzione di embrioni umani”[2].

A seguito della scelta della Commissione di non intraprendere alcuna azione, i promotori dell’ICE “Uno di noi” hanno presentato ricorso prima al Tribunale dell’Ue, il 25 luglio 2014, per chiedere l’annullamento della Comunicazione COM(2014) 355 final, vedendosi respinta la propria istanza con sentenza del 23 aprile 2018. Successivamente, il 22 giugno 2018, hanno chiesto l’annullamento di tale sentenza alla Corte di Giustizia Ue, ma anche in questo caso si è avuto il respingimento dell’impugnazione, con sentenza del 19 dicembre 2019 e, contestualmente, la condanna dei suoi promotori al pagamento delle spese proprie e di quelle sostenute dalla Commissione.
Il testo integrale della sentenza è disponibile cliccando qui.

 

[1] Cfr: COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE sull'Iniziativa dei cittadini europei "Uno di noi" COM(2014) 355 final, https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2014/IT/1-2014-355-IT-F1-1.Pdf.

[2] Cfr: Sentenza CGUE del 19 dicembre 2019 sulla causa C‑418/18 P.


 

Consigli di lettura

Il libro consigliato questa settimana è una raccolta degli atti del convegno svoltosi a Torino il 6 e 7 dicembre 2007. Si intitola “Altiero Spinelli: il pensiero e l'azione per la federazione europea” ed è stato pubblicato nel 2010. È a cura del prof. Umberto Morelli, docente di relazioni internazionali presso l’Università di Torino. In un momento di raffreddamento degli entusiasmi e delle ambizioni del progetto di un’unità europea, è opportuno ritornare ad analizzare quali strategie e quali scelte portarono uno dei padri fondatori a far avanzare l’integrazione europea, dal dopoguerra fino alla sua scomparsa nel 1986. Altiero Spinelli riteneva possibile il superamento degli Stati nazione e giustificava tale passo quale condizione necessaria per consentire l’unificazione dell’Europa in senso federale. Le situazioni di emergenza degli ultimi anni, proprio a partire dal 2007, anno dello scoppio di una delle più importanti crisi finanziarie dal dopoguerra ad oggi, a cui è seguita peraltro anche quella attuale, sono probabilmente quelle più adatte a far emergere nuova leadership e soprattutto nuove idee, perché l’integrazione europea possa riprendere, guidata da un nuovo impulso che è anche frutto della resilienza dimostrata, a settant’anni dalla Dichiarazione Schuman.

 


 

Economia in pillole

«Italia più debole in Ue senza obiettivi chiari». È quanto ha recentemente affermato il Commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni. Come si afferma su “Il Sole 24 Ore” di venerdì 3 luglio, in un articolo in prima pagina a firma di Marco Rogari e Gianni Trovati, “Nelle trattative per la definizione del Recovery Fund l’Italia «potrà contare di più se non cancella, fra i suoi obiettivi, quello del controllo del debito pubblico», perché senza un impegno specifico diventerà «difficile avereun ruolo negoziale efficace»“. Si afferma altresì che è intenzione di Angela Merkel e Ursula von der Leyen definire il prossimo QFP prima dell’estate e che il ruolo della rappresentanza italiana sarà in tale contesto quello di ridurre quanto più possibile preoccupazioni ed incertezze in merito alla situazione debitoria. Il programma di investimenti su cui si sta ragionando è molto vasto, come affermato anche dal Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che, in occasione dell’inaugurazione del semestre di presidenza tedesca del Consiglio dell’Ue, ha elencato i settori chiave: «la banda larga, le reti idriche, il trasporto ferroviario, la sanità territoriale e gli aiuti alle filiere produttive».

Quanto si sta decidendo avviene in un quadro in cui è stato già fatto ampio ricorso ad un indebitamento italiano che, secondo i dati riportati dal “Sole 24 Ore”, ha incrementato di 20,9 punti rispetto allo scorso anno il rapporto deficit/Pil. Si tratta di dati parziali che andranno aggiornati, ma su cui occorre ragionare in vista del prosieguo dei lavori per l’uscita dall’emergenza, che coincideranno con la chiusura dell’anno in corso. In aprile, in occasione della presentazione del Documento Economia e Finanza, il debito italiano è stato stimato al 155,7% del Pil, in piena emergenza. Ci si avvia ora verso la scadenza del 27 settembre, data entro cui presentare la nota di aggiornamento del Def in un quadro in cui permangono incertezze e tensioni che richiedono responsabilità, per non indebolire la posizione dell’Italia in Europa.

 


 

Agenda della settimana

6-12 July 2020

 

Monday 6 July

Tuesday 7 July

Wednesday 8 July

Thursday 9 July

Friday 10 July